Fondazione Corazza Psoriasi&Co.

L'Infiammazione

L’infiammazione (o flogosi) è un meccanismo di difesa innato e aspecifico. Tale processo costituisce una risposta protettiva, il cui obiettivo finale è l’eliminazione della causa iniziale di danno cellulare e l’avvio del processo riparativo tissutale. L’infiammazione è una reazione prevalentemente locale e la risposta al danno è data dalle cellule che sono sopravvissute alla sua azione. Il danno può essere provocato da:

  • agenti fisici (traumi, calore, radiazioni)
  • agenti chimici (acidi e basi forti)
  • agenti di natura biologica (batteri, virus e parassiti)
  • necrosi
  • ipossia

L’infiammazione viene classificata secondo un criterio temporale in infiammazione acuta e infiammazione cronica (che può far seguito all’infiammazione acuta o essere tale fin dall’inizio). Quest’ultima può poi essere distinta secondo un criterio spaziale in diffusa (infiammazione cronica interstiziale) oppure circoscritta (infiammazione cronica granulomatosa).
La risposta comprende una componente vascolare (angioflogosi) ed una componente tissutale (istoflogosi) che si combinano in varie proporzioni a seconda che il processo sia acuto o cronico.

I principali eventi dell’infiammazione acuta sono nel seguente ordine temporale:

  • vasodilatazione: determina l’aumento del flusso ematico con conseguente iperemia
  • aumento della permeabilità vascolare del microcircolo, con conseguente fuoriuscita della parte liquida del sangue
  • formazione di essudato: liquido extravascolare ricco di proteine plasmatiche
  • diapedesi: migrazione dei globuli bianchi (leucociti) dal microcircolo al compartimento extracellulare
  • Chemiotassi: accumulo di quest’ultimi nella sede del danno in seguito al rilascio di mediatori chimici (citochine)
  • fagocitosi: ingestione e distruzione dei microrganismi patogeni e dei detriti cellulari ad opera di particolari leucociti (granulociti neutrofili e macrofagi), a cui segue la risoluzione o cronicizzazione del processo infiammatorio.

L’infiammazione cronica differisce dall’acuta per:

  • una durata maggiore (anche anni)
  • prevalenza di macrofagi, linfociti e fibroblasti (rispetto ai granulociti neutrofili nella flogosi acuta)
  • proliferazione di vasi sanguigni (neoangiogenesi) e fibrosi (tessuto di vascolarizzazione)

I sintomi cardinali della flogosi sono manifestazioni cliniche delle modificazioni tissutali e si presentano nel seguente ordine:

  • calor (aumento della temperatura locale dovuto all’aumentata vascolarizzazione)
  • tumor (gonfiore determinato dalla formazione dell’essudato)
  • rubor (arrossamento legato all’iperemia attiva)
  • dolor (indolenzimento provocato dalla compressione e dall’intensa stimolazione delle terminazioni sensitive da parte dell’agente infiammatorio e dei componenti dell’essudato)
  • functio lesa (compromissione funzionale della zona colpita)

La sensazione dolorifica a sua volta è regolata da centri del sistema nervoso centrale. La percezione del dolore associata al danno è soggettiva, quindi influenzata dall’ambiente esterno. Inoltre la diversa percezione del dolore può essere dovuta ad un diverso rilascio di endorfine (considerate antidolorifici oppiacei endogeni).

Le principali cellule coinvolte nel processo infiammatorio sono:

  • granulociti (basofili, neutrofili ed eosinofili)
  • monociti (in circolo) e macrofagi (nei tessuti)
  • mastociti
  • linfociti (T, B e NK)
  • cellule endoteliali
  • piastrine e fibroblasti

I mediatori chimici della flogosi sono rappresentati da numerose molecole che scatenano, mantengono ed eventualmente limitano le modificazioni del microcircolo descritte precedentemente. Alcuni di essi sono contenuti in organuli cellulari dai quali vengono rilasciati in seguito a stimoli infiammatori (mediatori preformati), altri vengono sintetizzati e secreti in seguito a stimoli flogistici (mediatori di nuova sintesi) ed altri ancora si formano nel sangue a partire da precursori inattivi. Il sistema nervoso sensitivo, a sua volta, contribuisce ad alcune manifestazioni infiammatorie mediante neuropeptidi (quali ad esempio: sostanza P e neurochinine).

I principali mediatori chimici sono costituiti da:

  • citochine (interleuchine, cemochine, linfochine)
  • leucotrieni
  • neurotrasmettitori (serotonina, istamina)
  • fattori della coagulazione
  • fattore di attivazione piastrinico (PAF)
  • enzimi lisosomiali
  • specie reattive dell’ossigeno (ROS) e monossido di azoto (NO)

Risposte di fase acuta: se l’infiammazione è particolarmente intensa o interessa un’area molto estesa di tessuto può verificarsi una risposta sistemica, ovvero che coinvolge l’intero organismo.

  • febbre e brividi
  • leucocitosi (aumento del numero di globuli bianchi nel sangue)
  • astenia e malessere generale
  • tachicardia (aumento del battito cardiaco al di sopra dei 90 bpm)
  • inappetenza e cachessia (perdita di peso, deperimento)
  • aumento di proteine della fase acuta

Gli esiti del processo infiammatorio possono essere di tre tipi:

  1. La necrosi, causata dalla distruzione cellulare operata dagli enzimi lisosomiali che danneggiano non solo i microrganismi ma anche i tessuti producendo la morte dei tessuti.
  2. La cronicizzazione, che si instaura quando la reazione flogistica non ha eliminato completamente la causa alla base del processo infiammatorio.
  3. La guarigione: la parte liquida dell’essudato viene riassorbita mentre i leucociti vanno incontro a morte cellulare programmata dopo aver fagocitato e distrutto gli agenti patogeni.

Non di rado si riscontrano nella pratica clinica casi di infiammazione silente, ovvero un’infiammazione cronica di basso grado che non si accompagna a sintomi in un organo in generale. Talvolta è possibile coglierne la presenza per alterazioni di alcuni parametri negli esami ematochimici. Si possono riscontrare modesti aumenti di PCR (proteina C reattiva), VES (velocità di eritrosedimentazione, fibrinogeno, acido urico, ferritina).

Un fattore chiave nella genesi e nel perpetuarsi dello stato infiammatori è il NF-kB (fattore nucleare-kB). Esso è paragonabile ad una specie di interruttore che deve rimanere spento. Se una qualsiasi causa riesce ad attivarlo, si creano le condizioni per l’insorgenza di numerose patologie come:

  • obesità
  • patologie cardiovascolari
  • diabete
  • sindrome metabolica
  • gotta

Anche il cibo può essere fonte di infiammazione. Un’alimentazione nella quale prevalgono cibi cotti, trattati chimicamente, ricchi di zuccheri raffinati e acidi grassi saturi porta ad un’alterazione del microbiota del tratto gastrointestinale e ad un peggioramento dello stato infiammatorio.

Un’alimentazione ricca di antiossidanti (omega-3, zinco, selenio, vitamine B12,C, D, E, coenzima Q) contenuti principalmente in frutta e verdura fresca, povera di grassi saturi e a basso indice glicemico gioca un ruolo fondamentale nel ridurre lo stato infiammatorio sistemico. L’effetto benefico di tale dieta entra in sinergia con quello dei farmaci antinfiammatori, della regolare attività fisica e della riduzione del consumo di alcol e sigarette.

Articolo a cura del Dott.

Giovanni Cappella


Relax alle Terme

Se è vero che il paziente che soffre di psoriasi ha bisogno di cure mediche ad hoc e durature nel tempo, è anche vero che a volte necessita di momenti da dedicare a sé stesso per distanziarsi dalla vita frenetica quotidiana.

In questo orizzonte le cure convenzionali e il relax non devono essere sempre due concetti distinti bensì due lati della stessa medaglia: alle più comuni terapie si può affiancare il sostegno delle terme per una maggiore efficacia della cura.

Le terme ricoprono un ruolo chiave poiché vanno incontro ai bisogni (clinici e non solo) dei pazienti e sono anche i medici stessi che li indirizzano nel centro termale più adatto a seconda delle esigenze della pelle.

In Italia sono tantissimi i centri termali noti per le proprie acquee e, dalla buona collaborazione della nostra Fondazione con alcuni di essi, il paziente si può sentire sempre supportato, anche in vacanza!

Le acque termali possono mostrarsi con diverse caratteristiche:

  • Acque Solfate: indicate soprattutto per i disturbi del fegato, dell’apparato digerente e di quello gastrointestinale, queste acque possono essere somministrate o bevendole o tramite l’applicazione dei fanghi.
  • Acque Sulfuree: particolarmente diffuse in Italia, vengono utilizzate per il trattamento di molti disturbi della pelle o delle vie respiratorie. Vengono somministrate tramite inalazioni o tramite l’applicazione dei fanghi.
  • Acque Cloruro – Sodiche: composte da cloro e sodio che aiutano nel migliorare la condizione di ossa e articolazioni, oltre che contribuire a combattere problemi reumatici e vascolari.
  • Acque Radioattive: prendono questo nome perché sono ricche di elementi derivanti da rocce e minerali.
  • Acque Salso-Bromo-Iodiche: la loro composizione è caratterizzata dalla presenza di salina, cloruro di sodio, iodio e bromo. Molto utili in caso di problemi cutanei e ginecologici.
  • Acque bicarbonate: estremamente utili per agevolare la digestione, esse infatti vengono anche portate quotidianamente sulla nostra tavola per essere bevute.
  • Acqua marina – talassoterapia: raccomandata per combattere gli inestetismi della pelle in particolare la cellulite e per contribuire alla pulizia delle vie respiratorie

Per scoprire i centri termali con i quali la Fondazione Natalino Corazza è convenzionata clicca qui


Le intossicazioni alimentari:quali sono e come evitarle

L’OMS ha dichiarato che oltre 600 milioni di persone ogni anno si ammalano a causa di Batteri o virus.

E’ vero che gli alimenti possono trasmettere malattie?

Vero. Negli alimenti o anche nell’acqua possono essere presenti microrganismi patogeni, batteri, che contaminano la salubrità di alimenti se aggiunti intenzionalmente o casualmente e che possono causare malattie se superano le barriere difensive dell’uomo, soprattutto bambini, anziani, e individui carenti per malattie o stress.

Come avviene la contaminazione?

I batteri possono essere presenti negli alimenti all’origine (vegetali cresciuti su terreni contaminati o irrorati con acque contaminate, carni di animali infetti,) o contaminare gli alimenti durante le varie fasi della lavorazione a causa di manipolazione con mani sporche o a causa di secrezioni aeree o usando acqua non potabile o per contatto con cibi contaminati.

In che modo gli alimenti diventano causa di infezioni (tossinfezioni alimentari)?

La azione nociva dei microrganismi avviene per ingestione dell’alimento contaminato dagli agenti infettivi (come nel caso della Salmonella) o per intossicazioni attraverso tossine prodotte dall’alimento stesso ( come per il Botulismo).

Esistono oggi al mondo più di 250 tossinfezioni alimentari, che si manifestano con differenti sintomi e sono causate da diversi agenti patogeni, perlopiù batteri, virus e parassiti. Con il passare degli anni, vengono identificati continuamente nuovi patogeni (i cosiddetti patogeni emergenti, come Campilobacter jejuniEscherichia coli 157:H7, Listeria monocytogenesYersinia enterocolitica, etc), alcuni dei quali si diffondono anche per effetto dell’incremento di scambi commerciali, di ricorso alla ristorazione collettiva, di grandi allevamenti intensivi e di viaggi.

Ma quali sono le malattie più frequenti e quali i sintomi?

  • Botulismo

E’ una intossicazione molto grave che si manifesta dopo 12/36 ore dal consumo del cibo contaminato

Bocca secca, debolezza muscolare, vista offuscata, difficoltà ad inghiottire sono i sintomi.

Nausea o diarrea non sono sempre presenti.

I cibi responsabili sono frutta e verdure preparate in casa, insaccati, più raramente cibi in scatola.

  • Salmonellosi

Si manifesta, a distanza di 6/72 ore dal consumo del cibo contaminato, con nausea, vomito, diarrea e febbre.

I cibi responsabili sono latte, uova, carni e derivati, pollame.

  • Stafilococco aureo

Stessi sintomi della Salmonellosi ma si manifesta dopo 30 minuti-/7 ore dal consumo del cibo contaminato.

Cibi responsabili sono: latte, panna, formaggi non pastorizzati, uova crude(gelati, salse, creme) e carni poco cotte.

  • Tossinfezione da clostridium perfigens

Si manifesta dopo 6/24 ore dal consumo di cibo contaminato con coliche addominali e diarrea.

Responsabili sono: carni, pollame, pesci elaborati e lasciati a lungo a temperatura ambiente e quindi in cattivo stato di conservazione.

  • Tossinfezione da bacillo cereus (scarsamente virulento)

Molto diffuso nell’ambiente soprattutto nel suolo.

Si manifesta con dolori addominali dopo 10/15 ore dalla consumo dell’alimento contaminato.

Alimenti a base di riso, alimenti con amido e cibi tenuti a lungo a temperatura ambiente dopo la cottura sono i maggiori responsabili.

Le tossinfezione e le intossicazioni alimentari, ma non il botulismo, si manifestano con una sintomatologia comune a carico di stomaco e intestino.

Non curarsi da soli ma rivolgersi al medico che ci darà il farmaco giusto quando necessario.

Ci sono regole da seguire per prevenire il rischio di un’intossicazione?

Acquisto

  1. Acquistare prodotti di qualità da fornitori di fiducia quando possibile.
  2. Verificare la pulizia del posto di acquisto, l’integrità delle confezioni, controllare le date di scadenze e gli ingredienti.
  3. Per le carni e il pesce evitare di acquistare prodotti esposti su banchi non refrigerati e se surgelati controllate che le confezioni non siano ricoperte di brina o ghiaccio o bagnate: significa che è stata interrotta la catena del freddo.
  4. Il latte deve essere pastorizzato, i formaggi freschi debbono essere esposti in banco frigo.

Conservazione

  1. Se il prodotto non viene usato subito, per periodi brevi da 3 a 5 giorni il frigorifero a 4° è il luogo più idoneo.
  2. Avvolgere gli alimenti in alluminio o sacchetti da frigo separatamente perché non entrino a contatto tra loro.
  3. Il pesce va conservato nella parte più fredda.
  4. Fare attenzione alla pulizia del frigo.
  5. Le uova andrebbero lavate e non utilizzate se presentano il guscio rotto.
  6. Se si prevede di non consumare entro breve tempo l’alimento è bene surgelarlo cosi potrà durare anche 6 mesi.

Preparazione

  1. Quando si vuole utilizzare un alimento sia carne che pesce surgelato scongelarlo in frigorifero o nel forno microonde. Evitate a temperatura ambiente.
  2. Il pollo va ben cotto, i frutti di mare che non si aprono vanno scartati, le salse e le creme a base di uova crude vanno immediatamente riposte in frigorifero in contenitori chiusi e utilizzate al più presto.
  3. Non preparate carni o pesci o verdure sullo stesso piano di lavoro.
  4. Gli utensili vanno lavati con attenzione con saponi e acqua calda

L’introduzione nelle diete occidentali di preparazioni come il sushi, il sashimi e la comparsa di locali che offrono questo tipo di cucina, il consumo di pesce crudo è decisamente aumentato. Se dal punto di vista nutritivo le differenze tra cotto e crudo sono poco significative, dal punto di vista igienico si corrono molti meno rischi d’ingerire batteri o agenti patogeni se lo si consuma ben cotto. Osservare le norme igieniche è una regola per tutti gli alimenti, ma per i prodotti del mare la soglia di attenzione deve essere un po’ più alta.

Il pesce dicevamo consumato crudo è pericoloso perché negli intestini dei pesci trova dimora lanisakis , parassita intestinale molto pericoloso.

Ma se il pesce viene subito sviscerato e abbattuto il terribile parassita muore e possiamo tranquillamente gustarci le acciughe marinate o il carpaccio di tonno o la tartare di orata.

I molluschi bivalve tipo ostriche non ospitano l’anisakis perché privi di intestino.  Anche i crostacei è buona norma utilizzarli solo se abbattuti.

Cosa si intende per “abbattuti”?

L’ abbattitore è uno strumento (contenitore tipo freezer) che consente di portare l’alimento a temperature tra i -20 e -40°C molto velocemente , il pesce deve restare a queste temperature per un tempo variabile dalle poche ore fino a più giorni a seconda dello strumento e della temperatura. Solo con questa procedura si distruggono le larve.
I pericoli maggiori provengono dai ristoranti che non osservano la normativa europea del 2004 che obbliga l’abbattimento a tutti gli esercizi che vendono o servono pesce crudo.

Se vuoi saperne di più su quali alimenti sono consigliati per stare bene e in forma, abbiamo dedicato un’intera pagina a questo argomento.


Vaccini e psoriasi

A cura della Dott.ssa Vera Tengattini  e della Dott.ssa Ilaria Denti

Vaccinarsi è importante per tutti, ma nei pazienti affetti da psoriasi lo è ancora di più. Infatti, la psoriasi e alcuni relativi tipi di terapia possono aumentare il rischio di contrarre alcune malattie (ad esempio l’influenza), che invece grazie alle vaccinazioni si riescono in parte a prevenire.

I vaccini, come tutti i farmaci, non sono esenti da controindicazioni. Per fare chiarezza,

Si definisce controindicazione una condizione (ad esempio una malattia) della persona ricevente che aumenta il rischio di gravi reazioni (1).

Una vaccinazione va quindi somministrata con estrema cautela quando è presente una controindicazione, perché il rischio degli eventi avversi potrebbe essere maggiore dei vantaggi indotti dal vaccino. La psoriasi di per sé non rappresenta una controindicazione assoluta alla somministrazione di vaccini, ma prima di eseguire qualsiasi vaccinazione è comunque necessario rivolgersi al proprio medico per valutare lo stato di attività della malattia e il tipo di terapia in corso (2).

In generale, vale la regola che i vaccini prodotti da virus o batteri inattivati (la maggior parte dei vaccini, ad es. il “vaccino antinfluenzale split”) non comportano alcun problema per le persone affette da psoriasi. Invece i vaccini ottenuti da virus o batteri vivi (es. “vaccino antirosolia”) devono essere utilizzati con particolare cautela, in particolare nei soggetti sottoposti a terapie sistemiche (es. metotrexate, ciclosporina e farmaci biologici) (3, 4). Ogni tipo di vaccino andrebbe comunque evitato quando il paziente si trova in una fase di “riaccensione” della malattia (5); pungere la pelle con un ago potrebbe causare un tipo di reazione chiamato “di Koebner” (dal nome del dermatologo che la descrisse per la prima volta nell’Ottocento), indipendentemente dal tipo di sostanza iniettata.

Secondo le raccomandazioni del Ministero della Salute, la vaccinazione antinfluenzale è raccomandata in tutti i pazienti in trattamento con farmaci immunosoppressori (es. azatioprina, ciclosporina, methotrexate, corticosteroidi sistemici, farmaci biologici), compresi quindi i pazienti affetti da psoriasi che seguono queste terapie (6). La vaccinazione antinfluenzale annuale nei pazienti con psoriasi in trattamento con farmaci biologici rappresenta infatti un mezzo efficace e sicuro per prevenire la sindrome influenzale e le sue complicanze, come sottolineato dal Medical Board della National Psoriasis Foundation (7). A discrezione del medico, la vaccinazione per l’influenza stagionale può essere associata alla vaccinazione anti-pneumococcica; tali vaccini possono essere eseguiti nella stessa seduta (uno per braccio) e non è necessaria la sospensione dei trattamenti. Uno studio del 2011 pubblicato su Arthritis Research and Therapy ha riportato come il vaccino anti-Herpes Zoster (composto da virus vivo attenuato) sia sicuro anche per le persone affette da malattie autoimmuni in terapia con farmaci biologici o immunosoppressori, purché non coesista un grave stato di immunocompromissione (8).

Inoltre, in previsione di terapie immunosoppressive a lungo termine (ovvero con durata superiore a 28 giorni), è ideale che le vaccinazioni di routine e i vaccini aggiuntivi indicati siano eseguiti prima di iniziare la terapia immunosoppressiva, in modo da ottenere una risposta ottimale al vaccino (5). È quindi fondamentale rivolgersi al proprio dermatologo di fiducia per valutare il piano vaccinale più adatto e programmare le vaccinazioni coerentemente con l’inizio delle terapie sistemiche e lo stato della malattia.

Riferimenti bibliografici

  1. WHO. Vaccine safety basic learning course.
  2. Epidemiology and Prevention of Vaccine-Preventable Diseases The Pink Book: Course Textbook – 13th Edition (2015) CDC- Centers for Disease Control and Prevention
  3. Rahier JF et al. Vaccinations in patients with immune-mediated inflammatory diseases. Rheumatology (Oxford). 2010 Oct PMID: 20591834
  4. Rademaker M, at al. Psoriasis and infection. A clinical practice narrative. Australas J Dermatol. 2018 Aug 5. Review. PubMed PMID: 30079566
  5. Guida alle controindicazioni alle vaccinazioni. Quinta edizione – Febbraio 2018 A cura di Ministero della salute, Consiglio superiore di sanità
  6. http://salute7gov.it/influenza/newinfluenza
  7. Lebwohl m et al. From the medical Board of the Nation Psoriasis Foundation JAAS 2008
  8. Zhang J et al. The use, safety, and effectiveness of herpes zoster vaccination in individuals with inflammatory and autoimmune diseases: a longitudinal observational study. Arthritis Res Ther. 2011 PMID: 22024532

L'obesità

Che cos’è l’obesità?

L’obesità è attualmente considerata il più grave problema di salute pubblica del XXI secolo.

L’obesità è una condizione medica caratterizzata da un eccessivo accumulo di grasso corporeo che può portare effetti negativi sulla salute con una conseguente riduzione dell’aspettativa di vita.

La mappa mondiale dell’obesità

mappa mondiale obesità

Come si misura?

misura indice massa corporea

L’Organizzazione Mondiale della Sanità definisce l’obesità attraverso l’indice di massa corporea (IMC), dato biometrico che mette a confronto peso e altezza: sono considerati obesi i soggetti con l’IMC maggiore di 30 kg/m², mentre gli individui con l’IMC compreso fra 25 e 30 kg/m² sono ritenuti sovrappeso.

E’ noto che i pazienti affetti da psoriasi sono spesso in sovrappeso rispetto alla popolazione in generale e frequentemente obesi. Il controllo del peso corporeo è molto importante perché può influire sulla scelta delle terapie sistemiche e sulla loro efficacia.

La perdita di peso e una corretta alimentazione unite a esercizio fisico possono contribuire a diminuire la gravità della patologia, ridurre le recidive.

Cenni storici su psoriasi e dieta

  • Uno studio ha valutato l’andamento della malattia psoriasica in corso di restrizioni dietetiche estreme, quali quelle vissute durante la 1° guerra mondiale
  • Durante il periodo bellico, a dispetto delle ovvie condizioni di stress psicologico, i soggetti affetti da psoriasi e costretti a una dieta limitata avevano mostrato un iniziale miglioramento del quadro clinico, con recidiva delle lesioni cutanee dopo ripresa di un’alimentazione regolare.

Perché è un fattore di rischio per la psoriasi?

ragazza magra e obesaNumerosi studi epidemiologici hanno suggerito che il decorso clinico della psoriasi può essere influenzato da un IMC elevato e da una condizione di obesità, così come suggeriscono una eziologia genetica comune.

Psoriasi e obesità infatti condividono alcune citochine patogene contenute nel grasso viscerale tra le quali il
TNF-alfa, che oltre ad essere elevate nelle chiazze psoriasiche, giocano un ruolo importante nella patogenesi della psoriasi.

Il TNF-alfa è inoltre un marcatore di infiammazione e oggi esistono farmaci anti TNF-alfa utilizzati nel trattamento della psoriasi medio grave.

Sono stati evidenziati nei pazienti psoriasici vari componenti della sindrome metabolica (non è una singola patologia ma un insieme di fattori rischio che aumentano la possibilità di sviluppare patologie cerebro e cardiovascolari e diabete):

  • presenza di una quantità eccessiva di grasso corporeo, specie a livello addominale, il cosiddetto grasso viscerale con variazione del rapporto peso/altezza (indice IMC)
  • elevati valori di colesterolo ldl e trigliceridi nel sangue
  • ipertensione arteriosa (valori pressori > 140/90)
  • bassi livelli di colesterolo Hdl (il colesterolo cosiddetto “buono”)
  • resistenza all’insulina, con conseguente iperglicemia
  • iperuricemia

cause sindrome metabolica
Di recente è stata pubblicata una revisione della letteratura scientifica (Journal of American Academy of Dermatology) che dimostra il netto legame tra sindrome metabolica e psoriasi grave.

La psoriasi non è soltanto un problema che riguarda la pelle, ma va inquadrata come una patologia ad interessamento “sistemico”, che riguarda cioè tutto l’organismo e può essere associata a numerose altre malattie.

Il legame fra psoriasi e diabete, obesità e IMC

Anche uno studio danese, condotto su oltre 33 mila gemelli e pubblicato sulla rivista scientifica Jama Dermatology, dimostra il legame tra psoriasi, diabete, obesità e IMC.
gemelli obesi
I ricercatori danesi hanno analizzato oltre 33.000 coppie di gemelli (tra i 20 e 71 anni), il 4,2% di loro soffriva di psoriasi. Dopo aver preso in considerazione l’IMC gli studiosi hanno concluso che chi soffre di psoriasi ha spesso chili di troppo, particolarmente evidente nelle 720 coppie di gemelli all’interno delle quali uno dei due fratelli presentava la psoriasi: ad avere le chiazze sulla pelle era più spesso quello con eccessivo girovita.

Un altro studio del 2014 realizzato dallo Psoriasi Emilia Romagna Study Group ha coinvolto 303 pazienti obesi e in sovrappeso trattati per 20 settimane con piano dietetico ed esercizio fisico.
Il principale esito valutato dalla ricerca è stato la riduzione del punteggio PASI (indice che indica la gravità e la estensione della psoriasi dal 25% al 45%) quindi riduzione dell’estensione dell’area della psoriasi, oltre alla riduzione della gravità delle placche e soprattutto un importante aumento dell’efficacia del trattamento di cura.

L’impatto a lungo termine di una dieta rimane comunque, ancora da esplorare.

Conclusioni

  • Minime riduzioni di peso possono determinare significativi miglioramenti della risposta alle terapie
  • Riduzione degli switch terapeutici
  • Riduzione dei costi
  • Riduzione dei fattori di rischio cardiovascolare e sindrome metabolica

La Lotta Interiore Di Giancarlo

Cosa vuol dire soffrire sin da giovani di artrite psoriasica?

Giancarlo ci descrive la sua esperienza che fa commuovere e ci fa venir voglia di fare il tifo per lui nella sua lotta contro l’artrite. Ascolta e condividi la sua storia.


La Perseveranza di Zulia

La componente psicologica nell’affrontare qualsiasi patologia è fondamentale.
Zulia ci racconta come ha combattuto la sua psoriasi nel corso degl anni. Ascolta e condividi la sua storia.


La dolcezza di Amanda

Volersi alzare dalla sedia e non riuscirci perché ti fa male in tutto il corpo. Ti è mai successo?

È stato l’inizio di artrite psoriasica per Amanda, che ha scelto comunque di non scoraggiarsi e di continuare a lottare. Ascolta e condividi la sua storia.


La Simpatia di Federico

Quanto volte le cose non sono andate come avevi sperato? E quante volte avresti voluto fare la scelta giusta?

Ascolta e condividi la storia di Federico che, senza mai perdersi d’animo, racconta della sua vita con la psoriasi.


La Determinazione di Ester

7 GUERRIERI PER 7 GIORNI

– LA DETERMINAZIONE DI ESTER –
Amare se stessi e farsi amare dagli altri è possibile anche se abbiamo una patologia che ci cambia fuori e dentro.
Ce lo dimostra Ester in questa breve intervista, ascolta e condividi la sua storia.